Mare nei media

Svršata e Katina SVRŠATA è unporticciolo e ancora oggi non si sa la provenienza del suo nome. Si è però comunemente d’accordo sulle sue antiche originidalmatoromanze. Ciò è rivelato anche dagli artefatti di epoca romana: in particolare resti di strutture e di ceramica a secco e una piscina in p...

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Svršata e Katina

SVRŠATA è unporticciolo e ancora oggi non si sa la provenienza del suo nome. Si è però comunemente d’accordo sulle sue antiche originidalmatoromanze. Ciò è rivelato anche dagli artefatti di epoca romana: in particolare resti di strutture e di ceramica a secco e una piscina in pietra costruita in un’insenatura nel mare.

Sembra che questa piscina in pietra sia stata usata come un vivaio per il pescato, probabilmente aStativalo, porto vicino che da sempre è il famosoposto piscatorio. L’insenatura è piacevole per un soggiorno. I proprietari dell’isola e del porto sono i Špralja di Zaglavdell’IsolaLunga.

KATINA è un’isola con tre porticcioli. Al nord-ovest si trova Mala Proversa, porto situato insieme ad alcune case lungo lo stretto omonimo. Al sud-ovest si trova PodKatinu, secondo porto, ma oggi il più grande e il più visitato è quello alla parte sud-orientale dove c’è un buon ormeggio per i marinai. Il nome ufficiale del porto e dello stretto è VelikaProversa, però i visitatori li conoscono più comunemente con il soprannome Kod Mare, che proviene dal nome della prima proprietaria del ristorante. Le superfici coltivabili e dissodate dell’isola sono state menzionate già nel 1421 nel Catasto di Zara, il che significa che l’isola è stata utilizzata sin dall’inizio. I proprietari del pascolo, della cinta e delle casette sono i Šešelja di Zaglav.

Mare

Negli anni Sessanta hanno iniziato a venire i primi turisti, marinai; gli ospiti spesso aspettavano che fossero finiti i lavori nel campo dopo di che mangiavano cucinando il pesce in modo casereccio senza particolari lussi; anche oggi molti preferiscono farlo così.

A Proversa c’è da sempre Mare. Mare era Mare Šešelja, nata Matulić. Anche Tonina e Nela vengono chiamate Mare. Mare Šešelja è scomparsa molti anni fa. Tonina, nuora di Mare, è una donna anziana che abita aProversa quasi tutto l’anno. Nela è moglie di Vjekoslav, figlio di Tonina. Oggi loro sono i proprietari di casa su Katina. Un giorno sarà chiamata Mare anche la loro figlia Luca? Forse, se lei deciderà di trascorrere estati qua e di lavorare in cucina.

IndubbiamenteMare è il più rinomato posto all’arcipelago delle isole Kornati. Situato appena dietro a VelikaProversa che fino a qualche fa è stato l’unico stretto a Kornati dall’Isola Lunga. Non c’è quasi nessun marinaio che non abbia ormeggiato la sua nave al lungomare del ristorante e che non vi abbia mangiato. Molti però se ne sono andati non conoscendo la storia su Mare. Se qualcuno si metteva a dire, anche a voce bassa, che Mare era sporca, Tonina gli diceva di non volere più sentirne parlare. Anche oggi Tonina, quasi 60 anni dopo di aver sposato figlio di Mare, direbbe all’ospite maleducato: «Il cullo di Mara era più pulito della tua lingua velenosa.» Tonina dice: «Mara non era mai sporca.

Mare era santa. Non è giusto parlare in questo modo. L’hanno inventato i pescatori di altri paesi e gli zagabresi. Lei e la sua vecchia casetta salvavano i pescatori nei guai e facevano bene a questa gente che viveva una vita travagliata. Una volta non era così come oggi. Non esistevano i motori ma la gente aveva barche a vela e a remi. Sulle barche non esisteva neanche il gas, ma quando in estate faceva bel tempo, si accendeva il fuoco e si cucinava fuori mentre quando faceva brutto tempo, tutto si svolgeva in casa. Quando soffiava un vento forte, me ne ricordo, ero giovane, aspettavano che il tempo si calmasse perché non si poteva stare fuori con la bora. Mare salvava la vita ai pescatori ed era la loro madre. L’hanno chiamata così: madre. Ve lo giuro. Sempre. E non sporca Mare.»

La storia su Mare e su Katina è allo stesso tempo la storia delle isole Kornati. All’inizio i proprietari delle Kornati sono stati patrizi dei Zara. I Šešelja, le cui quattro famiglie possiedono l’isola, secondo le storie sono venuti dall’Erzegovina sull’Isola Lunga ed erano servi, agricoltori e pastori dei patrizi. Nel 1885-1886 sono venuti in possesso della terra, che hanno ancora oggi, comprandola dai nobiliari di Zara. Prima potevano essere soltanto pastori. Non gli permettevano neanche di piantare gli ulivi, cosa che hanno cominciato a fare una volta in possesso del territorio. Oggi su Katina ci sono 110 ulivi.

La situazione era la stessa anche sull’altre parte di Kornat. Anche la casetta in cui abitavano era situata in collina. Successivamente si sono trasferiti sulla costa e hanno costruito la nuova casetta. Coltivano la terra e abitano un po’ a Zaglav e un po’ a Katina. A quell’epoca il podere di Katina non si abbandonava mai, almeno due membri della famiglia dovevano risiederci.

Davanti alla casa sulla costa, dove oggi attraccanoi motoscafi, c’era il porto dei pescatori di Sali. Le loro barche da pesca non potevano passare attraverso Proversa e pescavano nella parte esteriore delle Kornati. Quella era la loro stazione e il posto dove rifugiarsi durante la tempesta. Dopo la pesca i pescatori ormeggiavano le loro barche e da Sali arrivavanole navi mercantili di poca immersione cosicché il pesce è stato imbarcato e trasportato a Sali.

Da quando è stato scavato lo stretto Mala Proversa e da quando i pescatori soltanto lo passano verso Sali o Adria, è difficile immaginare la vita di contadini e pescatori una volta. Si viveva difficilmente. Davanti alla casa si cucinava, si riparavano le barche e le reti da pesca. Quando soffiava la bora, le mogli di pescatori dormivano in casa insieme a Mare. Ci sono otto miglia nautiche fino a Zaglav. No chilometri. Tutto doveva essere portato da Zaglav. Oggi ci vuole soltanto un’ora in caicco mentre in motoscafo, che oggi hanno tutte le case sulle Kornati, ci vogliono soltanto 15 minuti. Come cambiano i tempi!

Nella Seconda guerra mondiale Katina è stata il rifugio percoloro che abitavano qua. Proprio accanto all’isola passavano gli italiani e i tedeschi, però non sbarcavano. L’isola è piccola, perciò poteva essere controllata soltanto passandola. Nel 1942 è venuta Tonina, ha sposato figlio di Mare ed è diventata abitante di Katina. Ci si vive difficilmente ma tranquillamente. Come se il tempo si fosse fermato!

Gli ulivi, il campo, qualche volta va a Zaglav dove si è sposata o a Dragova natalizia, ma più spesso è a Proversa. Sulla pietra con i pescatori. Proprio per questi pescatori i Šešelja non hanno smesso di coltivare la terra. A Zaglav e su Katina hanno degli ulivi, ma coltivano anche patate e cavoli. Ci saranno tre tonnellate di olive! L’olio che ne ricavano è puro, macinato nel frantoio a freddo. L’uomo lo berrebbe per il piacere. Qualche volta vengono gli italiani con una bottiglia del loro olio d’oliva raffinato e chiedono che il pesce sia condito con esso. I proprietari lo fanno, ma Nela porta anche un po’ del proprio olio fatto in casa affinché gli italiani lo assaggino. In questo momento il pesce si mette sempre nel piatto con l’olio fatto dai padroni di casa.

Da Mare non si usano più le pentole di terracotta. Sarebbe difficile che si desse da mangiare a tutti gli ospiti cuocendo a fuoco e usando le pentole di terracotta. Oggi si offre una cucina moderna delle Kornati. Il piatto principale è sempre a base del pesce buono e fresco dell’isola. L’arrosto alla graticola (gradelada), il brodetto, un po’ di lesso (lešo), meno risotti e più spaghetti perché vengono molti turisti italiani e serve metterli nelle proprie grazie. Noi, buongustai, speriamo che Tonina, una volta quando non ci saranno gli ospiti, cucini soltanto per noi il brodetto a base di verdura secondo la ricetta antica che le hanno lasciato i pescatori di Kukuljica sull’Isola di Ugljan. Se non lei, Duje, figlio di Vjekoslav, che è un cameriere di professione o Luca, figlia di Vjekoslav che frequenta la Scuola Alberghiera e di Ristorazione a Zara. A loro Katina potrebbe sembrare gli Stati Uniti dove gli isolani anziani sono emigrati a causa della povertà. Non dovrebbero permettere che il piacere dei tempi remoti vada in dimenticanza.

Nota

Davanti al ristorante si trovano il lungomare e il molo di cemento di 20 metri di lunghezza. Alla fine del molo la profondità è tre metri e mezza mentre al suo inizio è di 2 metri. Davanti al lungomare la profondità diminuisce da due metri a un metro. Questo è un ottimo rifugio da tutti i venti, tranne dallo scirocco. È pericoloso quando soffia il libeccio o durante le tempeste estive provenienti dall’ovest.